la fatica e il sudore di essere bruchi

La farfalla è il simbolo del processo di trasformazione che porta verso le cose d'ordine superiore. Essa ci insegna a trasformare la nostra vita consapevolmente, a creare nella realtà situazioni del tutto nuove, a realizzare i nostri desideri più profondi. Ogni nuova idea e ogni piccolo passo verso la nostra auto-realizzazione si rispecchia nel processo di sviluppo della farfalla. Nella fase dell'uovo essa rappresenta la nascita di un'idea; nello stadio di larva indica il momento in cui si deve decidere se questa idea va realizzata oppure no; come bozzolo insegna a entrare in noi stessi per legare questa idea al nostro essere interiore. Infine la nascita della farfalla è anche la nascita di una nuova realtà: ora possiamo dividere con gli altri la gioia di una nuova creazione.
Non dire mai, c'è sempre un'altra cosa da fare.
Che giornata. Ho iniziato con Cherubino, proseguito con scarpe e stivali, letto di Biancaneve e altre vergini, e poi sono uscito per fare colazione e un giretto al mercatino che pretende di essere di antiquariato qui al mio paese, come tutte le terze domeniche del mese.
L’ aspetto più incomprensibile dell'Universo - ebbe a dire una volta Einstein - è il fatto stesso che esso sia comprensibile". Per la verità in questo aforisma è racchiuso un concetto che va ben al di là dell'apparente boutade scientifica di un uomo di studio il cui campo di lavoro era rappresentato dalla realtà cosmica, dalle sue leggi e dal suo comportamento. In verità, la ricerca volta all'osservazione analitica dei fenomeni naturali rappresenta la necessaria premessa per la deduzione di leggi comportamentali che abbiano validità costante nel tempo e nello spazio e sulle quali possano poggiare i fondamenti per la previsione di nuovi fenomeni fisici.
L'idea dell'innatismo, cioè che esistano delle conoscenze che non ci derivano dai sensi, è diventata plausibile anche per i linguisti contemporanei, come Chomsky, ed è oggi plausibile anche per il fatto che sappiamo che il codice genetico contiene informazioni e che queste informazioni non sono semplicemente qualche cosa di impresso dall'esterno attraverso la visione sensibile, ma qualche cosa che ci permette in un certo modo di decifrare la nostra esperienza a partire da un patrimonio che è anche genetico. Invece Locke o Condillac partivano dall'idea che ciò che è nell'intelletto una volta era stato nei sensi. Al che Leibniz aveva aggiunto: «tutto vero, tranne che l'intelletto stesso, il quale nei sensi non c'è mai stato, cioè non lo potete dedurre dai sensi». Ed è molto semplice. C'è un famoso esperimento mentale di Condillac: di prendere una statua di marmo e di mostrare come poi, una volta che gli si dà un senso, l'olfatto, da questo olfatto derivano poi tutte le altre capacità umane. Il trucco c'è e si vede, perché se la statua di marmo non sente niente, allora una volta che le si concede l'olfatto, poi le si concede tutto il resto. Quello su cui probabilmente i sensisti hanno ragione è il fatto che un'esperienza, murata in se stessa - in quegli uomini, per così dire, che non guardano fuori da queste finestre dei sensi o non lasciano che il mondo entri dentro di loro - ci rende ciechi, sordi, muti e così via.