sabato, 23 giugno 2007

Intuitive gardening

LivioCiccione alle 12:32 in:
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domenica, 03 giugno 2007

promemoria



Pat Metheny, Are you going with me?

la fatica e il sudore di essere bruchi

LivioCiccione alle 19:07 in:
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mercoledì, 28 febbraio 2007

due email

Oggi ho ricevuto due email tutte e due potenzialmente molto importanti. Una alle 9.04 ,l'altra alle 13.05. Qui ci vuole la farfalla.


La farfalla è il simbolo del processo di trasformazione che porta verso le cose d'ordine superiore. Essa ci insegna a trasformare la nostra vita consapevolmente, a creare nella realtà situazioni del tutto nuove, a realizzare i nostri desideri più profondi. Ogni nuova idea e ogni piccolo passo verso la nostra auto-realizzazione si rispecchia nel processo di sviluppo della farfalla. Nella fase dell'uovo essa rappresenta la nascita di un'idea; nello stadio di larva indica il momento in cui si deve decidere se questa idea va realizzata oppure no; come bozzolo insegna a entrare in noi stessi per legare questa idea al nostro essere interiore. Infine la nascita della farfalla è anche la nascita di una nuova realtà: ora possiamo dividere con gli altri la gioia di una nuova creazione.
LivioCiccione alle 15:22 in:
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domenica, 11 febbraio 2007

fiore


 la morte è una manifestazione della vita
LivioCiccione alle 00:05 in:
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giovedì, 25 gennaio 2007

grazie un'altra volta

Non dire mai, c'è sempre un'altra cosa da fare.

"Noi che ricerchiamo la conoscenza, ci siamo sconosciuti, noi stessi ignoti a noi stessi, e la cosa ha le sue buone ragioni. Noi non ci siamo mai cercati, e come avremmo mai potuto, un bel giorno, "trovarci"? Si è detto e a ragione: "Dove è il vostro tesoro, è anche il vostro cuore", il "nostro" tesoro si trova dove sono gli alveari della nostra conoscenza. E per questo siamo sempre in movimento, come veri e propri animali alati e raccoglitori di miele dello spirito, preoccupati in realtà solo e unicamente di una cosa, di "portare a casa" qualcosa. Di fronte alla vita, poi, e a quello che concerne le cosiddette "esperienze", chi di noi mai ha anche solo la serietà necessaria? O il tempo necessario?"

Prefazione a Genealogia della morale, Friedrich Wilhelm Nietzsche, dell'autore
LivioCiccione alle 18:35 in:
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giovedì, 04 gennaio 2007

Preghiera

"Come petali di rose in un deserto di sale, amore, compassione, dolcezza,
pensiero comprensivo scendano su questi luoghi.
Che i cieli si aprano e Angeli misericordiosi facciano scendere miele
e ambrosia per lenire le ferite: attraverso il tempo e lo spazio.
Dai regni oscuri dove follia e terrore sono scaturiti, follia e terrore ritornino
e che il Nulla li inghiotta.
Che la luce avvolga nel suo raggio ogni vita stroncata,
e compensi ogni goccia di sangue, e ogni lacrima.
Che la nuova vita sia facile e il destino favorevole.
Che gli Angeli consolatori portino a chi resta rassegnazione e conforto.
E che l'uomo comprenda e la Terra non dimentichi..."
LivioCiccione alle 20:11 in: giallo
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domenica, 17 dicembre 2006

il concert zither

zitherChe giornata. Ho iniziato con Cherubino, proseguito con scarpe e stivali, letto di Biancaneve e altre vergini,  e poi sono uscito per fare colazione e un giretto al mercatino che pretende di essere di antiquariato qui al mio paese, come tutte le terze domeniche del mese.
C'è un banchetto che visito sempre, ed è quello della mia spacciatrice di strumenti musicali, una russa perfida come una serpe (ho già comprato da lei un trombone, un clarino, una fisarmonica, una piccola cornetta e forse altro che ora non mi viene in mente).
 Comunque, tanto per cambiare aveva un oggetto che mi incuriosiva, senza sapere di che strumento si trattasse. A occhio una specie di salterio, ma con in più un manico simil chitarra.
Bò ... l'ho guardato un po' fatto finta che mi interessasse altra roba, lei lo sa e mi guarda con la coda dell'occhio, poi la domanda fatidica: "Quanto costa quello?". Lei ha capito benissimo cosa, ma fa finta di niente. "Quale, la radio?". "No signora, quello strumento sopra la radio".
"70 euro". Prima che finisca mormoro "Troppo", e me ne vado.
Entro nel bar della mia amica Li per fare colazione, ma penso a quello strano strumento, inutile negarlo. C'è un particolare che mi ha colpito non poco: l'ho tolto dalla sua custodia per guardarlo, e sulla decrepita carta che la ricopre all'interno compare scritto a pastello rosso L.M., le iniziali del mio nome. E come faccio a lasciarlo lì? (honny soit chi pensa che sia una scusa di merda ... :-)
Chiedo a Li se le brioche le hanno fatte con le nuvole di drago che si attaccano alla lingua, lei ride e riparto.
Torno dalla russa. Quale è l'ultimo prezzo? Lei sa che faccio sempre così, mi aspettava. Confessa: "Va bene, ho detto troppo. 50 euro va bene?". Va bene. Guardo la scatola dello strumento, che ancora non so cosa sia esattamente, chissa da dove viene. Penso siano tutti strumenti di qualche vecchia orchestra russa o tedesca, conservati malamente in qualche oscuro magazzino di Odessa o Vladivostock. Molto probabilmente saranno in qualche cantina di Melzo o Segrate, ma a me piace di più pensare così.
Arrivo a casa, una spolverata tanto per iniziare, e cerco di capire cosa sia.
Non ci vuole tanto in realtà, un giro su wikipedia risolve il problema: è uno Concert Zither proprio come quello nella foto.
Bello, e mi metto a posto la coscienza per la spesa quando leggo che uno strumento molto simile viene venduto a un prezzo che a me sembra esorbitante, $ 1.065. Comunque è proprio uguale, 32 corde e tutto quanto.
Ora, mi pongo un qualche problema per il recupero, necessario.

  • Per la custodia, nessun problema particolare, colla e filo per sistemare l'imbottitura, una passata di polish leggero e un po' di cera, ecco fatto.
  • Per lo strumento, pulizia di fino, polish leggero, cera, lucidata generale (il piano armonico è in rosewood).
  • Ovviamente le corde sono da buttare, ma ho trovato dei ricambi. È solo una prima soluzione, e non mi sembra difficile.
  • Ora, le robe serie. Dopo che ho fatto tutti i miei lavori e montato le corde nuove, qualcuno sa come si accordano? così, en passant :-). Nel senso, che tonalità?
  • Qualcuno ha idea di come si suoni un aggeggio del genere? così a occhio direi appoggiato a un piano, ma come si usa? già mi vedo Ben Harper ...
  • Continuando ad approfondire, sembra che questo strumento abbia avuto grande notorietà dopo l'uscita del film noir Il terzo uomo, nel 1945 da una trama del giovane Graham Greene. Ora dovrei recuperare anche quello, o almeno la colonna sonora ...
Che giornata, ed è solo mezzogiorno.



altre info:
In entertainment, the zither is perhaps most famous for its role in providing the soundtrack and opening scene of the classic film noir The Third Man. The instrument has a prominent solo in one of Johann Strauss II's most famous waltzes, "Tales from the Vienna Woods". It is also used by multi-instrumentalist Laraaji on the third release of Brian Eno's Ambient series, Ambient 3: Day of Radiance. In more popular music, Shirley Abicair, the well known Australian born singer, popularised the zither when she used it widely as accompaniment in her popular TV shows, live performances and recordings in Britain in the 1950's and 1960's. Today, Jerusalem-based multi-instrumentalist Bradley Fish has the most widely distributed musical loops of various zithers in a multitude of styles on Sony Digital Pictures.
LivioCiccione alle 12:43 in:
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lunedì, 25 settembre 2006

dolce



Intanto che lavoro su un bel libro, un pensiero. Tante volte si recrimina e ci si arrabbia quando accadono situazioni e problemi già vissuti, viene da dire ma come, ancora? ma basta ... invece, è così dolce pensare che accadono perché la soluzione è già lì, da raccogliere, basta questo piccolo gesto.
Come se ci fosse lì a fianco un papà che dice prendilo, ma devi prenderlo tu, io ti accompagno fin qui perché non è giusto che sia io a risolvere i tuoi problemi. Devi farlo tu. E la presenza è forte ma dolce.

«La mia più grande preoccupazione era come chiamarla. Pensavo di chiamarla informazione, ma la parola era fin troppo usata, così decisi di chiamarla incertezza. Quando discussi della cosa con John Von Neumann, lui ebbe un'idea migliore. Mi disse che avrei dovuto chiamarla entropia, per due motivi: "Innanzitutto, la tua funzione d'incertezza è già nota nella meccanica statistica con quel nome. In secondo luogo, e più significativamente, nessuno sa cosa sia con certezza l'entropia, così in una discussione sarai sempre in vantaggio"»

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. È fisica, mica pucci pucci.
LivioCiccione alle 09:24 in:
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venerdì, 08 settembre 2006

il principio antropico

L’ aspetto più incomprensibile dell'Universo - ebbe a dire una volta Einstein - è il fatto stesso che esso sia comprensibile". Per la verità in questo aforisma è racchiuso un concetto che va ben al di là dell'apparente     boutade     scientifica di un uomo di studio il cui campo di lavoro era rappresentato dalla realtà cosmica, dalle sue leggi e dal suo comportamento. In verità, la ricerca volta all'osservazione analitica dei fenomeni naturali rappresenta la necessaria premessa per la deduzione di leggi comportamentali che abbiano validità costante nel tempo e nello spazio e sulle quali possano poggiare i fondamenti per la previsione di nuovi fenomeni fisici.
In un'operazione del genere, l’unica condizione indispensabile che si pone è che il comportamento naturale del mondo fenomenico riesca ad adattarsi a quei principi di razionalità che caratterizzano l’attività della ragione umana.
L' affermazione potrebbe, a prima vista, sembrare gratuita e, forse, un po' lapalissiana visto che l'uomo, con le proprie doti analitiche e ragionative non è altro che un prodotto di quel; mondo fenomenico che è chiamato ad interpretare; e sembrerebbe, anzi, cosa sorprendente e bizzarra una situazione nella quale la ragione umana non riuscisse a comprendere la natura nella quale essa opera e dalla quale, per lenta evoluzione, è stata generata. Peraltro, la questione non si dimostra in fondo tanto pacifica quanto potrebbe apparire.
Alla luce delle scoperte e degli sviluppi teorici più avanzati che, insieme e in armonia con gli sviluppi della fisica delle alte energie, la cosmologia moderna è riuscita a conseguire, si è andato infatti diffondendo nell'ultimo decennio un movimento scientifico di opinione che vede coinvolti numerosi uomini di scienza, fra i più insigni, in una revisione ardita ed eccitante di quelli che potrebbero definirsi i principi generalissimi delle causalità cosmiche.
Fondamentalmente, la domanda che costoro si pongono è: esiste una qualche motivazione plausibile per la quale l’Universo debba comportarsi in un modo che sia analizzabile dalla ragione umana?
E se le leggi fisiche che lo riguardano sono state elaborate dalla ragione dell'uomo, come avrebbero potuto, esse stesse, condizionare fin dall'origine la nascita e l'evoluzione dell'Universo futuro?
Quesiti doverosi e profondi, come è agevole comprendere; quesiti da far «tremare le vene e i polsi», di chiunque voglia azzardarsi a discettare sulle finalità ultime dell'Universo e, in particolare, delle sue relazioni col fenomeno-uomo.

I labirinti della ragione: Uomo e universo, un dualismo sotto inchiesta - di Vincenzo Croce, astrofisico.
LivioCiccione alle 17:49 in:
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sabato, 26 agosto 2006

l'immaccolata percezione

L'idea dell'innatismo, cioè che esistano delle conoscenze che non ci derivano dai sensi, è diventata plausibile anche per i linguisti contemporanei, come Chomsky, ed è oggi plausibile anche per il fatto che sappiamo che il codice genetico contiene informazioni e che queste informazioni non sono semplicemente qualche cosa di impresso dall'esterno attraverso la visione sensibile, ma qualche cosa che ci permette in un certo modo di decifrare la nostra esperienza a partire da un patrimonio che è anche genetico. Invece Locke o Condillac partivano dall'idea che ciò che è nell'intelletto una volta era stato nei sensi. Al che Leibniz aveva aggiunto: «tutto vero, tranne che l'intelletto stesso, il quale nei sensi non c'è mai stato, cioè non lo potete dedurre dai sensi». Ed è molto semplice. C'è un famoso esperimento mentale di Condillac: di prendere una statua di marmo e di mostrare come poi, una volta che gli si dà un senso, l'olfatto, da questo olfatto derivano poi tutte le altre capacità umane. Il trucco c'è e si vede, perché se la statua di marmo non sente niente, allora una volta che le si concede l'olfatto, poi le si  concede tutto il resto. Quello su cui probabilmente i sensisti hanno ragione è  il fatto che un'esperienza, murata in se stessa - in quegli uomini, per così dire, che non guardano fuori da queste finestre dei sensi o non lasciano che il mondo entri dentro di loro - ci rende ciechi, sordi, muti e così via.

Remo Bodei, I sensi e la filosofia

LivioCiccione alle 10:37 in:
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